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Le risorse emotive nella scuola [Recensione a: G. Blandino/B. Granieri, Le risorse emotive nella scuola. Gestione e formazione nella scuola dellautonomia, Raffaello Cortina Editore, Milano 2002, euro 22,00] LAutonomia avrà anche cambiato profondamente la scuola, ma la scuola non sembra poi così cambiata. Malgrado gli sforzi per renderla migliore, efficiente e più equa, il lavoro che vi si svolge continua a essere più o meno lo stesso, con i soliti riti e le solite magagne. In cambio, la sua immagine si è ulteriormente degradata. Ed è se possibile cresciuto quel mix di fatica e frustrazione che affligge i suoi attori principali, i docenti. Così, la riforma sembra approdare a un punto morto che la labilità delle maggioranze politiche, la scarsità delle risorse o listinto di autoconservazione dellistituzione spiegano solo in parte. In realtà, ci si chiede se la scuola sia capace di pensare fino in fondo il suo mutamento, i criteri con cui misurarlo, i modi per realizzarlo, i suoi stessi limiti. E se non stia proprio qui la difficoltà di molti a dare senso alla sua fatica. Un contributo a una maggiore chiarezza su questi problemi ci viene dalla psicoanalisi, dal bel libro di Giorgio Blandino e Bartolomea Granieri. La qualità della scuola, è la tesi di partenza, non può essere scissa dal clima sociale che si respira al suo interno, dal modo in cui gli attori vivono il proprio ruolo. I modelli di relazione adottati e il tipo di risorse mentali attivate dai suoi membri (in particolare da insegnanti e dirigenti scolastici) sono indicatori più pregnanti dei mezzi oggettivi di cui dispone o dei prodotti di cui è capace. Pertanto, si illude chi crede che per cambiarla basti porre mano alla struttura organizzativa o introdurvi nuove tecnologie didattiche senza coinvolgere in prima persona "chi la scuola la fa, giorno per giorno"; senza offrirgli una prospettiva che gli permetta di ripensare la professione e di sostenere "la fatica emotiva insita nella responsabilità gestionale". Ed è una tale prospettiva che la psicoanalisi ritiene di potere offrire alla scuola: non solo una teoria e un metodo per ovviare alle difficoltà individuali dellapprendere [1], ma anche uno stile per affrontare collettivamente il disagio che la gestione di uomini, delle loro relazioni in un preciso contesto, sempre comporta. Già solo in quanto scenario in cui le persone definiscono, negoziano ma anche smarriscono la loro identità, qualunque organizzazione ha bisogno per funzionare bene (ad esempio in modo democratico, ma anche efficiente) non solo di razionalità, ma anche di un grado possibilmente alto di "maturità emotiva", di "capacità di sentire", di entrare in contatto emotivo con sé e con gli altri: prova ne sia che - agli stessi occhi di chi le dirige - i problemi tecnico-operativi, per quanto complessi, sono quasi sempre più facili da risolvere di quelli relazionali, anche quando semplici allapparenza. Tanto più ne ha bisogno il lavoro educativo della scuola: costruire setting, curare i bisogni, far crescere la mente, esercitare la leadership, trattare con i superiori, gestire il rapporto con i pari, comunicare con le famiglie, con tutte le opacità e i conflitti, gli equivoci e i non detti che tutto ciò trascina con sé, esige capacità relazionali e un equilibrio personale che non possono evidentemente essere assicurati dalla pur necessaria preparazione disciplinare, né da tecniche di insegnamento pur moderne e innovative. Tornando alla questione iniziale, ci aiuta la psicoanalisi a pensare il mutamento? Di certo, ci aiuta a stare dentro i suoi limiti, facendone buon uso: il peso emotivo del quotidiano perde i suoi connotati patologici, comincia ad avere una logica; debolezze ed errori possono essere rovesciati in risorse, in occasione di lavoro e crescita personale; non siamo condannati a perseguire uneccellenza puramente astratta e verbale perché nella scuola la sufficienza è un obiettivo non solo più realistico ma anche "più difficile" [2]. Il libro di Blandino e Granieri sa rovesciare come un guanto tanti aspetti problematici della nostra professione, mostrandoceli sotto una luce diversa. Non è poco. Ma riesce anche a coglierne le precondizioni? Agire sulle sue relazioni basterebbe a cambiarla "incisivamente" se la scuola appartenesse ai suoi attori, ma non è così. Essa è piuttosto il prodotto di un dispositivo pedagogico preciso, di un sistema simbolico di pratiche e procedure che, dandole un corpo e regole implicite di funzionamento, le conferisce quella sua inconfondibile fisionomia (maestri e professori, aule e orari, classi e banchi, materie e libri di testo, spiegazioni ed esercizi, compiti e lezioni, voti e interrogazioni ecc.). Qualcosa di difficile da definire (presupposto mai esplicitamente posto) e ancor più da modificare visto che è capace di sopravvivere anche a se stesso (la riforma non lha neppure scalfito), a una crisi ritenuta da tutti devastante [3]. La psicoanalisi può senzaltro aiutarci a convivere con tutto ciò, a fare per quanto possibile la nostra parte in modo libero e personale, ma non sembra avere strumenti - concettuali prima ancora che operativi che ci aiutino a riscriverne il copione. Fabio Fiore [agosto 2002, per école] [1]
Questo aspetto era al centro di un precedente e fortunato lavoro
di Blandino e Granieri, La disponibilità ad apprendere, Raffaello
Cortina Editore, Milano 1995, di cui il libro che presentiamo qui
è la ripresa e lo sviluppo in direzione dei problemi gestionali. |